Crittografia Mnemonica.

Memorie cifrate

Tra disillusione e speranza.

Non scrivo qui da molto tempo. Il quasi anno passato dall’ultimo post è stato caratterizzato da qualche problema e da alcuni cambiamenti (quant’è faticoso cambiare vita…) e non ha lasciato spazio alla terapia della scrittura, relegata a un quadernetto verde sepolto nel mio zaino.

Molto di quel che ho visto, letto e vissuto in questo lungo periodo mi ha fatto arrabbiare. Il mondo mi piace sempre meno, dilaniato da guerre planetarie e minuscoli comportamenti meschini a livello pubblico e privato, e sono vieppiù convinto che quelli che i TG spacciano per catastrofi ambientali altro non siano che una reazione di rigetto della cara, buona, vecchia Terra stanca di sopportarci.

Oggi nuvole veloci portate da un vento fresco anticipano la primavera che verrà.

E verrà, e sarà bellissima.

I dieci comandamenti di facebook.

Anche Facebook ha i suoi dieci comandamenti. Me li ha mandati in una visione il suo fondatore, che, con l’indice puntato, mi ha intimato minacciosamente: “METTI MI PIACE E CONDIVIDI!”. Li ho incisi su un tablet di marmo ed eccoli qua.

1- Io sono il gattino puccettoso: non avrai altro like all’infuori di me.
2- Non taggare il nome dei tuoi amici invano.
3- Ricordati di santificare i compleanni.
4- Onora il “condividi se sei d’accordo”.
5- Non uccidere, ma augura la morte ai politici.
6- Non commettere atti impuri, ma scrivi quanto ti piacerebbe farlo.
7- Non rubare i link.
8- Di’ falsa testimonianza diffondendo le bufale più inverosimili.
9- Sbircia le foto della donna d’altri.
10- Invidia la roba d’altri.

Parola di Zuckerberg.

Cose da avere sempre con sè.

  • Uno zaino robusto e leggero.
  • Un attrezzo multiuso.
  • Un libro da leggere.
  • Musica da ascoltare.
  • Un astuccio con penne e matite.
  • Un quaderno con molte pagine e copertina rigida.
  • Una campana tibetana o un’armonica a bocca.
  • Una torcia elettrica.
  • Una macchina fotografica.
  • Abiti comodi.
  • Occhiali da sole.
  • Cioccolato.
  • Borraccia.
  • Una bicicletta.

Non sapete nemmeno chi è, e già il nuovo presidente della Repubblica vi fa schifo. Vi meritereste davvero Rocco Siffredi, qualunquisti di merda.

Festa nella mia città.

Oggi, mentre cala la sera, andrò anch’io attraverso le bancarelle e le giostre, col naso all’aria nel profumo di zucchero filato e lo sguardo all’aria a seguire un palloncino colorato, e passo dopo passo attraverserò la mia città fino alla fiera, dove mi incanterò a guardare i pony e le mucche e i trattori.

Come una volta.

Come sempre.

«Il mio cuore brucia come il fuoco ma i miei occhi sono freddi come ceneri morte».

La mattina, prima di vestirti, brucia dell’incenso e medita.

Coricati sempre alla stessa ora. Nutriti a intervalli regolari. Mangia con moderazione e mai a sazietà.

Ricevi un ospite con lo stesso atteggiamento che hai quando sei solo. Da solo, conserva lo stesso atteggiamento che hai nel ricevere ospiti.

Bada a quello che dici, e qualunque cosa tu dica, mettila in pratica.

Quando si presenta un’occasione non lasciartela scappare, ma prima di agire pensaci due volte.

Non rimpiangere il passato. Guarda al futuro.

Abbi l’atteggiamento intrepido di un eroe e il cuore tenero di un bambino.

Non appena vai a letto, dormi come se quello fosse il tuo ultimo sonno. Non appena ti svegli, lascia subito il letto dietro di te come se avessi gettato via un paio di scarpe vecchie.

(Soyen Shaku)

A wish of mine.

To walk on a silent path

between earth and heaven

with a rucksack on my back full of a stack

of clothes, dreams and guitar strings

with no weight in my head

nor in my heart

nor in my soul

venetomontagna

Bigliettini d’amore tra i banchi di scuola (preadolescenza).

A un mercatino dell’usato, tra i libri vecchi (Gialli Mondadori, Urania, Harmony) è spuntato tra le mie mani un bigliettino di oltre trent’anni fa. E ho cominciato a immaginare.

 

Giugno ’82, ultimo sabato di seconda media. Elena si gode il tepore ormai quasi estivo che entra dalla finestra dell’aula. Tra poco saluterà le amiche e di sicuro scapperà qualche lacrimuccia. Ma, ben più importante, saluterà Paolo e gli darà quello che ha preparato ieri sera per lui.

Elena è già alta, è graziosa, ma si vede goffa, con quei capelli da tenere sotto il cerchietto perchè non scappino da tutte le parti e qualche brufoletto (orrore) che a volte le deturpa la fronte. Paolo le pare carino proprio perchè è taciturno e meno casinista dei suoi compagni, sempre in disparte a leggere. E poi è così gentile: a Natale le ha fatto, molto timidamente, un regalo. L’ultimo giorno prima delle vacanze le si è avvicinato e, con aria indifferente, le ha teso un adesivo di Radio DeeJay, trovato in qualche rivista musicale, e le ha detto: “Lo vuoi?”. Dietro le aveva scritto una frase di auguri. Lei, sorpresa, ha accettato con piacere, e Paolo le è entrato nel cuore.

Gli ha preparato una fotografia che li ritrae insieme. Risale al mese prima, in gita scolastica sul Lago Maggiore. Avevano chiacchierato tutto il viaggio sul pullman, indifferenti a qualche lazzo idiota dei compagni e qualche risolino delle compagne. Poi avevano chiesto alla prof di far loro una foto insieme. Seduti su un muretto, davanti al lago, Paolo con il braccio sulle spalle di Elena e lei a cingergli la vita, con il cuore che le batteva a mille di un’emozione bellissima che non si è ancora spenta. Alla foto ha allegato un biglietto, impacciato e incerto come vuole la preadolescenza.

Documento acquisito

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A ripensare al bacio col rossetto sul cartoncino, le vien voglia di rinunciare -che vergogna!- ma la campanella si avvicina. Ed ecco il suono liberatore che proietta la scuola media nell’estate! Lei osserva Paolo che scambia saluti e manate coi compagni, poi, nel parcheggio delle bici, lo chiama. Lui la scorge e le si avvicina. Elena, senza parlare, gli porge la busta, poi riesce a esalare un “Buone vacanze”. Lui apre, guarda, legge. Le sorride e le dice “Grazie. Buone vacanze anche a te, anch’io ti penserò”. Timidamente, con circospezione, si abbracciano.

Un doppio bacio sulle guance, immediatamente rosse.

“Ciao”.

“Ciao”.

Elena rimane un momento a guardarlo pedalare via, poi slega la sua Graziella, e vola anche lei verso l’estate dei suoi tredici anni.

 

 

 

Cose che ho imparato.

  • La pioggia può essere bellissima.
  • Un libro in tasca è sempre utile, specialmente in treno o in ufficio postale o dovunque ci sia da attendere.
  • I dischi concepiti nell’era del vinile perdono irrimediabilmente fascino se ascoltati in mp3.
  • La pianura padana rispetto al resto d’Italia fa schifo, ma ad amare, che so, il Chianti, la Costiera Amalfitana, le Dolomiti, il Conero ecc. sono capaci tutti. Amare la Pianura Padana richiede impegno e costanza, ma dà anche maggior soddisfazione.
  • Non salverai il mondo da solo.
  • Con una buona bicicletta e tanta pazienza, puoi arrivare (quasi) ovunque.
  • Le cose che non scegli sono quelle che ti accompagneranno per tutta la vita.

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L’ho scampata bella.

Ieri sera sono stato a una passo dal diventare una star televisiva.

Un balordo mi ha chiesto qualche soldo. Io non gli ho dato nulla.

E mi è venuto in mente che se per prendermi il portafogli mi avesse accoltellato, sarei diventato una star postuma de “La vita in diretta”: un serial pomeridiano tipo: “La morte violenta di Sergio per pochi euro”, con i miei parenti assediati dalle troupe televisive e da giornalisti che avrebbero chiesto a mia mamma (ovviamente con l’esclusiva): “Lei perdona l’assassino di suo figlio?”, per non parlare dei titoli di giornale tipo “Nuovi sviluppi sull’omicidio di Abbiategrasso, il cerchio si stringe intorno all’assassino”. E se il malcapitato assassino fosse stato straniero (non lo era) magari la sezione locale della Lega avrebbe perfino organizzato una fiaccolata al grido di “nessuno tocchi un abbiatense”, con presenza di Matteo Salvini. E a questi pensieri mi sono reso conto di averla scampata bella.

Sono cose che ti attaccano ancora di più alla vita.